Il bibliotecario spagnolo che durante la pandemia ha letto le storie agli anziani per telefono

Vi ricordate quel fortunato spot pubblicitario degli anni ’90 con Massimo Lopez in cui si affermava che una telefonata allunga la vita? Juan Sobrino, bibliotecario spagnolo di 48 anni, probabilmente non l’ha mai visto, ma ha fatto suo questo slogan quando ha deciso di prendersi cura degli anziani durante la pandemia leggendo loro delle storie al telefono.

Sobrino è il responsabile della biblioteca di Soto del Real, vicino a Madrid, e con l’aiuto di alcuni volontari ha dato vita a “Storie per telefono”, iniziativa contro l’isolamento sociale che si rivolge agli anziani del piccolo comune che vivono nelle strutture residenziali o a casa da soli.

Il bibliotecario e i suoi collaboratori hanno telefonato agli anziani una volta alla settimana, proponendo loro storie, poesie e altre letture, in base ai loro interessi.

Durante i mesi bui dell’epidemia, quando il coronavirus si diffondeva rapidamente in tutta Europa, le persone anziane sono rimaste isolate a lungo nelle proprie case e coloro che si trovavano nelle strutture socio-sanitarie non hanno avuto la possibilità di vedere il volto rassicurante dei proprio cari per mesi. È difficile immaginare quanto possa essere stata dura per loro.

In questo contesto, l’idea di Sobrino dimostra che anche nell’emergenza si può fare qualcosa per rispondere alle esigenze delle fasce più deboli.

L’iniziativa si inserisce nell’ambito del più ampio progetto “Biblioterapia per gli anziani”, che nel 2015 aveva iniziato a prevedere incontri di lettura presso le strutture residenziali. I volontari si recavano presso i centri una volta al mese per leggere le storie agli ospiti e intrattenerli con attività di animazione.

Come Sobrino ha spiegato a “El Pais”, una volta iniziato il lockdown e interdetto l’accesso alla struttura, era più importante che mai provare a dare continuità all’iniziativa in qualche forma. È così che è nata l’idea di leggere le storie per telefono una volta alla settimana.

Ogni volontario si è dedicato ad una persona, al fine di creare una certa intimità e imparare a conoscere i suoi gusti. Pur essendo chiamate di 20 minuti, potevano durare anche di più se l’anziano manifestava un certo interesse e coinvolgimento.

I volontari hanno scelto, di volta in volta, storie brevi, indovinelli, proverbi e testi che potevano avere un ruolo terapeutico nell’aiutare i residenti ad immaginare e a ricordare le proprie esperienze. E così è stato: stimolati dalle letture gli ascoltatori hanno richiamato alla mente momenti passati della propria vita e raccontato le loro storie, dimostrando di aver tanta voglia di parlare oltre che di ascoltare.

Come ha spiegato Encarna Riesco, terapeuta di uno dei centri residenziali a cui si rivolge il progetto, attività come queste consentono ai residenti di sentirsi connessi con il mondo esterno.

Ad oggi, i residenti preferirebbero usufruire di nuovo del servizio all’interno della struttura, tuttavia i protocolli attualmente vigenti restano molto rigidi. Per il momento Sobrino e gli altri volontari continueranno a fornire il servizio telefonicamente. Aiutando gli anziani a ricordare, a immaginare e a mantenere un contatto con l’esterno, miglioreranno la qualità della loro vita.

Un ottimo esempio di come, anche nei momenti più duri, con un po’ di inventiva e buona volontà sia possibile dare un po’ di sollievo alle persone anziane e spezzare la loro solitudine.

Fonte: “El Pais”

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