In questi giorni è iniziato il confronto tra Governo e sindacati dei pensionati in merito alle proposte di legge a tutela della non autosufficienza. Nel frattempo, il Comitato 16 novembre ha chiesto di coinvolgere nella discussione tutti gli attori interessati e ha proposto di sfruttare le risorse del Recovery Fund per aumentare significativamente le disponibilità di uno dei principali strumenti a sostegno delle persone fragili, il Fondo Nazionale per la non autosufficienza (FNA).

In attesa di conoscere gli esiti di questo confronto, cogliamo l’occasione per spiegare che cos’è il Fondo per la non autosufficienza, quali sono i suoi obiettivi e quali sono le sue ricadute sull’assistenza ad anziani e disabili.

Obiettivi e risorse del Fondo per le non autosufficienze

Il Fondo nazionale per la non autosufficienza è stato istituito nel 2006, con due obiettivi: da un lato, sostenere le persone con disabilità gravissima e gli anziani non autosufficienti e tutelarne il più possibile la qualità della vita presso il loro domicilio; dall’altro, garantire i livelli essenziali delle prestazioni assistenziali su tutto il territorio italiano.

Il fondo prevede risorse che si aggiungono a quelle già utilizzate dalle regioni per l’erogazione di servizi e prestazioni per le persone non autosufficienti.

Nel 2007 al fondo è stata assegnata una somma di 100 milioni di euro. Da quell’anno, tuttavia, le risorse disponibili sono progressivamente aumentate raggiungendo i 573 milioni del 2019, di cui 550 strutturali. La quota disponibile per quest’anno è ancora più alta: 621 milioni a cui vanno aggiunti i 90 milioni previsti dal Decreto Rilancio.

Come viene utilizzato l’FNA

Le risorse del fondo vengono assegnate alle regioni in base alla popolazione anziana non autosufficiente e a specifici indicatori socio-economici.

Inoltre, è stato recentemente introdotto il primo Piano nazionale per la non autosufficienza, valido per il triennio 2019-2021. Esso ha il compito di programmare l’utilizzo delle risorse del fondo e individuare gli interventi e i servizi da sviluppare per il progressivo raggiungimento dei livelli essenziali delle prestazioni sociali, da garantire su tutto il territorio nazionale.

Uno dei principali obiettivi del piano, usando le parole del ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Nunzia Catalfo, è quello di “eliminare le disuguaglianze territoriali e costruire un percorso condiviso”.

Il piano prevede sostanzialmente tre categorie di interventi: assistenza domiciliare, prestazioni economiche per il caregiver o sostitutive di servizi e attività complementari (ad es. ricoveri di sollievo).

Sulla base delle indicazioni programmatiche del piano nazionale, vengono predisposti dei piani regionali, che definiscono gli specifici interventi e servizi per la non autosufficienza da erogare.

Come vengono utilizzate le risorse del fondo: il caso della Lombardia

Per fornire un esempio pratico del funzionamento del Fondo per la non autosufficienza, facciamo riferimento al caso concreto della Lombardia, che per l’annualità 2019 (esercizio 2020) ha ricevuto 91 milioni di euro.

La regione ha definito un proprio piano regionale, i cui cardini principali sono: la misura B1, la misura B2 e i progetti di vita indipendente.

Misura B1

Destinata a persone in condizioni di gravissima disabilità (ad es. coma, stato vegetativo, grave stato di demenza, gravi compromissioni motorie e grave ritardo mentale), la misura B1 intende fornire un sostegno per l’assistenza a domicilio tramite la concessione di prestazioni che variano in base alla particolare situazione del disabile.

Gli adulti, ad esempio, possono ottenere un buono mensile fino a 1100 euro (di cui 600 a sostegno del caregiver familiare e fino a 500 per sostenere le spese del personale di assistenza regolarmente impiegato) ed eventuali voucher mensili (che variano in base all’età dell’assistito e sono destinati a specifici interventi).

Misura B2

Questa misura è rivolta a persone con disabilità grave, che presentano limitazioni che ne compromettono l’autosufficienza e l’autonomia nello svolgimento delle attività quotidiane.

Essa intende sostenere la permanenza della persona non autosufficiente al proprio domicilio o nel proprio contesto di vita.

Anche in questo caso sono previsti bonus mensili, oltre ad un voucher sociale per minori (per interventi a sostegno della loro vita di relazione).

I progetti di vita indipendente

Il piano prevede anche il finanziamento di interventi a favore di persone con disabilità fisico-motoria grave e capacità di esprimere la propria volontà, con età tra i 18-64, che intendono realizzare il proprio progetto di vita indipendente senza il supporto del caregiver familiare, ma con l’aiuto di un assistente personale, autonomamente scelto e impiegato regolarmente.

I progetti possono prevedere i seguenti interventi: assistente personale; abitare in autonomia (housing/co-housing); inclusione sociale e relazionale; trasporto sociale; domotica; azioni di sistema, come la formazione rivolta alla persona con disabilità e alla famiglia o all’assistente personale.

Per conoscere nel dettaglio gli interventi, le prestazioni economiche e i beneficiari di queste misure, consulta il sito regionale “Lombardia Facile”.

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