È attesa da tempo una legge per i caregiver familiari, per riconoscere il lavoro di tutti coloro che assistono un parente non autosufficiente: milioni di persone che si prendono cura di genitori, coniugi, fratelli e figli, sacrificando spesso i propri interessi e il proprio lavoro. Un testo base è stato presentato l’anno scorso e quest’estate è ripresa la discussione in commissione al Senato. In questo articolo ne riportiamo i contenuti principali.

Il disegno di legge sui caregiver

I lavori al disegno di legge 1461 (“Disposizioni per il riconoscimento ed il sostegno del caregiver familiare”), a firma Nocerino (Movimento 5 Stelle) e appoggiato da tutti gli schieramenti politici, sono ripresi lo scorso luglio. Gli emendamenti, ben 131, sono stati presentati entro il 22 luglio e attualmente il testo risulta in corso di esame.

L’obiettivo della legge

Dalla lettura del testo, emerge che l’obiettivo principale del progetto di legge è quello di dare un riconoscimento al ruolo e al lavoro svolto dal caregiver e di inserire questa figura all’interno di un quadro giuridico di riferimento, al fine di garantirne diritti e tutele.

La definizione di caregiver familiare

Il testo fornisce anche una definizione del caregiver, inteso come una persona che “gratuitamente assiste e si prende cura in modo continuativo del coniuge, dell’altra parte dell’unione civile tra persone dello stesso sesso o del convivente di fatto ai sensi della legge 20 maggio 2016, n. 76, di un familiare o di un affine entro il secondo grado, ovvero, nei soli casi indicati dall’articolo 33, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, di un familiare entro il terzo grado che, a causa di malattia, anche oncologica, infermità o disabilità, anche croniche o degenerative, non sia autosufficiente e in grado di prendersi cura di sé, sia riconosciuto invalido in quanto bisognoso di assistenza globale e continua di lunga durata ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, o sia titolare di indennità di accompagnamento ai sensi della legge 11 febbraio 1980, n. 18”.

La nomina del caregiver

La qualifica del caregiver può essere riconosciuta ad una sola persona per ciascun assistito. A quest’ultimo, invece, spetta il compito di nominare il proprio assistente (tramite apposito atto di nomina).

Il riconoscimento di contributi figurativi

Durante il periodo di assistenza al caregiver non lavoratore viene riconosciuta la copertura di contributi figurativi, equiparati a quelli da lavoro domestico, nel limite complessivo di tre anni.

Per ottenere tale riconoscimento, l’interessato dovrà presentare una dichiarazione all’Inps con periodicità trimestrale, in cui saranno indicate le ore di assistenza svolte.

LEP e e LEA per chi assiste una persona non autosufficiente

La legge prevede che in seguito alla sua approvazione debbano essere definiti i Livelli essenziali delle prestazioni sociali, i LEP, da garantire ai caregiver familiari. Nei LEP dovranno essere comprese: soluzioni di sostegno condivise nelle situazioni di emergenza personale o assistenziale; supporto di base e interventi di sollievo di operatori socio-sanitari e socio-assistenziali; interventi di sollievo attraverso gli enti territoriali e le aziende sanitarie locali; consulenze per l’adattamento dell’ambiente domestico; sostegno e incentivazione rivolti ai caregiver familiari lavoratori; percorsi preferenziali per l’accesso alle prestazioni nelle strutture sanitarie a favore del caregiver e dell’assistito; tessera di riconoscimento per ottenere forme di priorità nel disbrigo delle pratiche amministrative; informazioni chiare e approfondite sulle condizioni dell’assistito; opportunità di formazione; supporto psicologico; supporto di reti solidali e di gruppi di auto mutuo aiuto.

È previsto, inoltre, che vengano valutate proposte di inserimento nei LEA di nuovi servizi e prestazioni riservati ai caregiver familiari.

Per l’attuazione degli interventi sopra descritti, la legge prevede che ogni anno debbano essere ripartite tra le regioni le risorse del Fondo a sostegno dei caregiver (art.1, comma 254, legge 27 dicembre 2017, n. 205).

Agevolazioni in ambito lavorativo

È previsto un sostegno alla conciliazione tra lavoro e attività di assistenza. Chi si prende cura di un familiare potrà avere diritto ad una rimodulazione dell’orario lavorativo, compatibile con l’attività di assistenza, e avrà un diritto prioritario di scelta della sede di lavoro tra quelle che si trovano in prossimità dell’abitazione della persona non autosufficiente.

Il testo propone anche l’attivazione di programmi di supporto al collocamento del caregiver, nel momento in cui si conclude l’attività di assistenza. Inoltre, le attività assistenziali svolte verranno tenute in considerazione per la certificazione delle competenze o come crediti formativi per l’acquisizione della qualifica di operatore socio-sanitario e di altre figure del settore.

Le detrazioni

Le spese sostenute per l’assistenza a parenti in condizioni di non autosufficienza potranno essere detratte del 50% dall’imposta sul reddito delle persone fisiche, fino ad un massimo di 10.000 euro all’anno.

Le critiche al testo

Dal momento della sua presentazione, il testo ha ricevuto diverse critiche. Ad esempio, si pone l’accetto sulla necessità di predisporre un sistema di indennità e di tutele crescenti. Inoltre, viene criticata la scelta di riconoscere contributi figurativi soltanto per tre anni.

La ripartizione del Fondo per i caregiver, in attesa di una legge

Lo scorso 16 ottobre la Conferenza unificata ha dato parere favorevole sul decreto di riparto alle regioni delle risorse a valere sul “Fondo per il sostegno e il ruolo di cura e assistenza del caregiver familiare”, istituito nel 2017.

Le risorse ammontano a circa 68 milioni di euro per il triennio 2018/2020 e saranno utilizzate per interventi di sostegno ai caregiver, dando priorità a chi assiste persone con disabilità gravissima,  ai caregiver delle persone che non hanno avuto accesso alle strutture residenziali per via delle disposizioni legate all’emergenza e a percorsi di accompagnamento volti alla deistituzionalizzazione e al ricongiungimento con la persone assistita.

Ancora da definire, invece, come si configureranno concretamente tali interventi.

Fonte: Senato.it

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